Le grotte di Bossea e la loro riserva naturale



Le Grotte di Bossea sono area protetta dal 2011 ed è una delle mete più interessanti di Italia.
Sono un insieme di grotte carsiche dalla bellezza veramente notevole. 

Si trovano a Bossea, frazione da cui prendono il loro nome, situato nel comune Frabosa Soprana in provincia di Cuneo.
Oltre alle grotte, Bossea ospita anche un importante laboratorio Carsologico: un centro che si occupa dello studio dell’ambiente sotterraneo dal punto di vista fisico, chimico e biologico.

Furono esplorate per la prima volta durante la prima metà del XIX secolo e nel 1874, al loro interno, furono istallati degli impianti di illuminazione.
Nel 1949 fu completata l’esplorazione degli ambienti principali, ma gli speleologi ancora adesso sono sempre in continuo movimento. Infatti il lavoro di esplorazione di quelle cavità ancora non ha trovato fine, perché sembra proprio celino diversi nuovi rami e vie sconosciute.

La fauna

Fu Angelo Morisi ad occuparsi della Biospeleologia di quegli ambianti. A partire dagli anni ’70, Morisi creò un laboratorio Carsologico sotterraneo. Impiantò diversi organismi, provenienti da altre grotte, formando così un vero e proprio “allevamento” atto a studiare questi organismi tipici degli ambianti carsici. Questo periodo di studi terminò nel 1991.

Durante un convegno titolato “Ambiente carsico e umano in Val Corsaglia“, Morisi descrisse il lavoro svolto in quegli anni ed elencò le 50 specie di organismi scoperti nelle stupende Grotte di Bossea.

Plectogona sanfilippoi 

Negli anni successivi furono altro biologi a continuare gli studi, sempre con l’aiuto di Morisi.
Nel 2010 il numero di specie scoperte salirono a 70. Nel 2017 divennero 110. Per poi arrivare al 2018: con il Trimium brevicorne le specie conosciute salirono a 111.

I biologi sono ancora a lavoro e, sempre positivi, hanno la consapevolezza di poter scoprire ancora molto e sperano di poter continuare a portare alla luce creature ed angoli ancora da esplorare.

Sono stati trovati anche segni della presenza di orsi: profonde unghiate sulle pareti rocciose.
Pare che, tra gli 80.000 e i 12.000 anni fa, le grotte furono frequentate da questi mammiferi, che le usavano per ripararsi nel periodo del letargo e per partorire.

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